
Photomorfosi stampata con garanzia durata 75 anni e firma criptata
Nei precedenti post ho menzionato su quanto è stato realizzato in Friuli Venezia Giulia per quanto riguarda il salvaguardare e il promuovere l’arte digitale. I primi passi in tal senso sono stati fatti nel lontano 1994 dall’associaizone culturale goriziana Graphiti.
Altra realtà che si è distinta a fine anni Novanta, sempre per quanto concerne la conservazione nonché divulgazione del digitale, è il virtualGmuseum di Gorizia. Esso è l’unico museo sperimentale e virtuale, in regione FVG, dedicato all’arte contemporanea e digitale.
Sin dall’inizio sono state coinvolte aziende leader del settore quali Apple Italia, Agfa Italia, Fuji e recentemente anche Epson per quanto concerne la parte tecnica relativa all’arte digitale e media nazionali quali Applicando, prima rivista per computer Macintosh, per la sua divulgazione.
Alla creazione di procedure standard di garanzia, conservazione, fruizione ottimale e riconoscimento dell’opera originale sono argomenti che queste due realtà giuliane hanno cercato di risolvere a partire dalla fine degli anni Novanta.
Data l’epoca remota e i mezzi di allora e indubbio che ci fossero dei limiti nella gestione degli obiettivi prefissati. Oggi questi problemi sono certamente affrontati con più serenità e non è detto che non si possano risolverli. Ben vengano dunque, oggi, i progetti in tal senso poiché questo dimostra che l’intuizione di Graphiti, avuta già nel 1994, è stata lungimirante. Se poi essi sono curati e gestiti da aziende e sponsor privati, quindi con possibilità economiche ben più elevate di una piccola associazione, è molto probabile che ci si riesca.
Tra i quesiti da risolvere, ma non prioritari, che l’associaizione Graphiti si era posta c’era anche quello relativo all’eventuale mercato dell’arte digitale. Che la cosa fosse irrilevante ai fini della divulgazione dell’arte digitale era parso chiaro da subito. Di questo si è tenuto conto successivamente quando nel 1995 l’associazione goriziana ha redatto il primo manifesto digitale. Tra i firmatari oltre che Giuseppina Mastrovito, attuale presidente di Graphiti, anche due dei pionieri dell’arte digitale in Friuli Venezia Giulia: il pittore Mauro Mauri e il fotografo Paul David Redfern.
A distanza di anni, siamo nel 2011, molto è esatto fatto anche per quanto riguarda il cosiddetto mercato dell’arte digitale. Non avendo l’intenzione di seguire le mode del momento o creare mostruosità assurde come avviene da tempo nel mondo dell’arte contemporanea Graphiti ha sempre cercato di essere coerente e fedele ai punti cardine del manifesto digitale “virtualGart” del 1995.
Anche la mia filosofia va in questa direzione come ebbi modo di esprimere,infatti, in una recente intervista: L’arte non andrebbe mercificata in quanto essa non ha prezzo. Se proprio ci deve essere un mercato, nello specifico dell’arte digitale, esso dovrebbe essere alla portata di tutti poiché l’arte è un bene prezioso per tutta l’umanità. Bisognerebbe tracciare una linea di demarcazione netta e precisa che non lasci ombra di dubbio sull’argomento. Una cosa è l’opera d’arte intesa come frutto dell’ingenio e della creatività dell’uomo e questa arte va solo divulgata e fruita per quello che realmente è: ricchezza per la mente e per l’uomo.
Un’altra cosa, invece, è il manufatto inteso come opera d’arte, come risultato finale, cioè, di un lavoro manuale eseguito esclusivamente per soddisfare le esigenze e le tendenze del mercato e questo non va divulgato, ma semplicemente acquistato e l’acquisto deve poter essere accessibile a tutti.
In sintesi, e qui so che molti artisti non saranno d’accordo, se già ci deve essere una mercificazione dell’arte digitale almeno che essa sia alla portata di tutta l’umanità.
Paul David Redfern
- Photomorfosi stampata con garanzia durata 75 anni e firma criptata







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